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giovedì 16 giugno 2016
Importante differenza tra il delitto di Atti Persecutori (Stalking art. 612 bis c.p.) e la contravvenzione di Molestie (art. 660 c.p.)
Sentenza Corte di Cassazione V sezione penale n. 12528/2016

Di recente la V sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza 14 gennaio – 24 marzo 2016 n. 12528, dopo avere indicato le differenze tra il reato di "Atti persecutori" previsto dall'art. 612-bis e quello di molestie ex art. 660 c.p., ha enunciato il seguente principio di diritto:  "Le condotte di molestie rilevanti ai sensi dell'art. 612 bis c.p. stante la diversità tra la detta fattispecie e quella dell'art. 660 c.p., non devono essere necessariamente commesse in luogo pubblico, aperto al pubblico ovvero con il mezzo del telefono, come previsto dal tenore letterale dell'art. 660 c.p.”

 

Nel caso deciso dalla Suprema Corte all'imputato veniva contestato in primo grado il reato di cui all'art. 612 bis c.p. perchè “con condotte reiterate e quotidiane, consistenti in dichiarazioni amorose deliranti ed in minacce, molestava la ex moglie, in particolare inviandole numerosi messaggi sms, decine di messaggi di posta elettronica e lettere, consegnandole a casa, sul luogo di lavoro e presso parenti, lasciandole bigliettini sul parabrezza dell’auto, in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e di paura tale da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto”.

 

Il Tribunale di Cremona assolveva l'imputato perchè il fatto non sussiste. Con ricorso depositato il 09/07/2015, il Procuratore generale presso la Corte di Appello di Brescia ricorreva per violazione di legge, ex art. 606 lett. b) c.p.p. in relazione agli artt. 612 bis, e 660 c.p., in quanto “la motivazione dell’assoluzione sarebbe stata determinata dal fatto che, secondo il giudice impugnato, la condotta di cui all’art. 612 bis, c.p., dovrebbe coincidere con quella di cui all’art. 660 c.p., con la conseguenza che le condotte di molestie dovrebbero necessariamente essere commesse in luogo pubblico o aperto al pubblico e con il mezzo del telefono; da ciò conseguirebbe l’esclusione della rilevanza penale dell’invio di messaggi di tipo epistolare e di quelli inviati per posta elettronica, oltre che per l’impossibilità di interpretazione estensiva del dettato normativo, anche per la possibilità di individuare immediatamente il mittente e, quindi, di escludere la ricezione dei messaggi stessi e delle lettere, evitando in tal modo ogni lesione alla sfera individuale. Tale interpretazione non appare condivisibile, in quanto le condotte moleste, seppure non rientranti nel parametro individuato dagli artt. 612 e 660 c.p., nella misura in cui siano reiterate e producano uno degli eventi indicati nella norma di cui all’art. 612 bis, c.p., integrano il delitto di atti persecutori".

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Procuratore Generale e rimarca che “il reato di molestie di cui all'art. 660 c.p., si pone come del tutto distinto, autonomo e concorrente rispetto al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p, da cui non viene assorbita per la diversità dei beni giuridici tutelati e per la diversa struttura del reato.

La contravvenzione di cui all’art. 660 c.p., che configura la molestia o il disturbo alle persone, mira a prevenire il turbamento della pubblica tranquillità attuato mediante l’offesa alla quiete privata; trattasi di un’ipotesi di reato plurioffensiva, che mira a tutelare non solo la tranquillità del privato, ma anche l’ordine pubblico, ed è, pacificamente, reato di pericolo, non necessariamente abituale, potendo essere realizzato anche con una sola azione di disturbo o di molestia, purché ispirata da biasimevole motivo o caratterizzata da petulanza, ossia da quel modo di agire pressante ed indiscreto che interferisce in maniera sgradevole con l’altrui sfera privata (Sez. 1, sentenza n. 19924 del 04/04/2014, Rv. 262254; Sez. 1, sentenza n. 3758 del 07/11/2013, Rv. 258260; Sez. 1, sentenza n. 2597 del 13/12/2012, Rv. 254627).

Il delitto di atti persecutori tutela la libertà individuale ed è reato abituale di danno, per la cui sussistenza è richiesta la produzione di un evento consistente nell’alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante e grave stato di ansia o di paura,o, in alternativa, di un evento di pericolo, consistente nel fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva.

Non vi è dubbio, quindi, che la condotta del delitto di cui all’art. 612 bis, c.p., possa essere rappresentata da molestie, oltre che da minacce, ma ciò non legittima l’interprete a considerare la fattispecie di cui all’art. 612 bis, c.p., come una reiterazione di successivi episodi di molestie, come tali singolarmente inquadrabili nella contravvenzione di cui all’art. 660 c.p.

I beni giuridici protetti sono diversi tra loro – in un caso la libertà individuale, nell’altro la quiete privata e l’ordine pubblico – la struttura dei reati è ontologicamente diversa – delitto necessariamente abituale di danno in un caso, reato non necessariamente abituale di pericolo nell’altro – per cui appare evidente come dette fattispecie possano avere un nucleo strutturale comune, costituito dalla condotta molesta che tuttavia, nel delitto di cui all’art. 612 bis, c.p., si deve inserire in una sequenza idonea a produrre uno degli eventi di danno tipizzati dalla norma, eventualmente affiancandosi anche ad altre tipologie di condotte minacciose o lesive, mentre nella contravvenzione di cui all’art.660 c.p., la rilevanza dell’ordine pubblico quale bene da tutelare rende necessario che le molestie siano commesse in un luogo pubblico o aperto al pubblico, oltre che con il mezzo dei telefono. La tutela apprestata dall’art. 612 bis, c.p., alla libertà individuale prescinde e non si estende ad alcuna dimensione pubblicistica, per cui dalla sfera di operatività di detto reato esula del tutto la tutela dell’ordine pubblico, con la conseguente irrilevanza dell’essere le condotte moleste, nel caso di cui all’art. 612 bis, c.p., commesse o meno in un luogo pubblico o aperto al pubblico.”

 

Si allega il testo degli artt.Art. 660 c.p. e Art. 612 bis c. p. e il testo della sentenza della Cassazione n. 12528/2016 del 24.03.16.